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mercoledì 14 febbraio 2018

The Bookmark (10): "Nessuno può volare" di Simonetta Agnello Hornby



Autore: Simonetta Agnello Hornby
Titolo: Nessuno può volare
Casa Editrice: Feltrinelli
Collana: Narratori
Pag. 220
Luogo: Milano
Anno: 2017







Per il lettore alla ricerca di un approccio alla disabilità, propria o di un proprio caro, questo nuovo libro della Hornby si rivela molto utile, oltre che piacevole. La narrazione è costituita da due filoni temporali separati, il passato della famiglia Agnello in Sicilia e il presente della famiglia Agnello Hornby a Londra.

Questo viaggio nel mondo della diversità ha inizio con un’affettuosa carrellata di familiari della scrittrice portatori di qualche handicap più o meno evidente. Nel passato ricostruito dalla Hornby la disabilità, quale che essa sia, non viene apertamente definita ma entra a far parte della quotidianità e minimizzata allo scopo di rendere normali pur nella loro “specialità” individui parte della famiglia. Ecco perché il lettore fa la conoscenza di ciechi che “non vedono bene”, di obesi che “sono pesanti”, di zoppi che “fanno fatica a camminare”.

Il passato familiare della scrittrice funge da trampolino di lancio per il racconto della disabilità del figlio, George, che scopre di essere affetto da sclerosi multipla. La malattia e il suo progredire danno modo alla scrittrice e al figlio di scoprirsi più coraggiosi di quanto pensassero di essere, di comprendere che anche nella sofferenza si può vivere nella normalità, e che “prima si piange e meglio è”. Certo, essere disabili non è affatto semplice. Non è semplice nella vita privata e ancor meno lo è in quella pubblica. Le relazioni con gli altri e col mondo rischiano di essere compromesse. 

La possibilità di affrontare con tranquillità una semplice passeggiata o la visita al museo in sedia a rotelle non è affatto scontata, e il livello di civiltà non è uguale in tutti i paesi europei. In molti di essi, infatti, il disabile sembra quasi inconsistente. Poco o troppo poco è adeguato alla sua condizione. Spesso viene fatto sentire un peso, eccezion fatta per quei pochi casi in cui il rispetto per la persona supera le barriere architettoniche anche “a forza di braccia”. Ma l’importante è non perdersi d’animo. 

La rabbia, lo scoramento sono sentimenti comprensibili in situazioni di questo tipo, ma devono necessariamente arrendersi alla positività perché si viva in modo il più possibile normale.

Se è vero che i libri istruiscono, quelli di Simonetta Agnello Hornby confermano questa tesi e, anzi, vanno oltre servendosi di una semplicità dell’espressione di un’ironia e giocosità tipici della sua scrittura.


Rossella Muratore

lunedì 29 agosto 2016

The Bookmark (9): "Il caffè dei miracoli" di Franco di Mare



Autore: Franco di Mare
Titolo: Il caffè dei miracoli
Casa editrice: Rizzoli
Luogo: Milano
Anno: 2015

In dotazione alla Biblioteca Comunale di Pettineo







Alle sei del mattino, con la piazza deserta e il portone della chiesa ancora chiuso, quel… coso lì in mezzo sembrava addirittura più maestoso di quanto non fosse in realtà. Venanzio se lo trovò di fronte appena girato l’angolo. Peserà un paio di tonnellate, a occhio e croce, forse anche tre, pensò mentre lo rimirava, il mento appoggiato sull’asta della mazza. Tu va’ a sapere com’era arrivato fino a lì. Certo è che il giorno prima non c’era, poco ma sicuro.

Bauci, un paese di poche anime su un promontorio affacciato sulla costiera Amalfitana, è il teatro della commedia umana sapientemente narrata da Franco Di Mare, giornalista, scrittore e conduttore televisivo Napoletano.

La vicenda si sviluppa tutta intorno alla comparsa inaspettata di una scultura, dalle forme nude e proporzioni abbondanti, collocata nottetempo e all’insaputa dei più, sulla piazza principale del paese. “Nulla di strano né di sensazionale”, potrebbe pensare il lettore. Ma quella nudità di pietra rivolge il suo mastodontico fondoschiena alla chiesa principale del paese, tanto da essere visibile dall’altare, e per di più nel periodo dei festeggiamenti in onore della patrona di Bauci, Santa Eufrasia e per i quali persino il vescovo è atteso dalla comunità.

Sembra quasi l’inizio di una rappresentazione teatrale e forse lo è, poiché l’arrivo della Maya Tropical di Botero (un’opera in realtà mai scolpita dallo scultore, il quale entusiasticamente si è prestato al gioco di Di Mare) coincide con l’avverarsi di fatti inspiegabili, qualcuno drammatico, altri più frivoli e che gettano la comunità nel vortice della curiosità e delle più fantasiose congetture.

In questa giostra di paese, tutti i suoi personaggi cominciano a girare: il sindaco con le sue mire personali; il capo dell’opposizione pronto a contrastare il suo avversario più per motivi privati che politici; il prete, preoccupato dei costumi disinvolti dei fedeli; il barista a caccia di imperdibili novità, la fruttivendola e il netturbino che sperano nell’arrivo di un amore tardivo preludio di felicità; il maresciallo esempio di intuito e prudenza; gli intellettuali, forse troppo idealisti, sempre pronti a spendersi, senza pensare alle nefaste conseguenze dell’azione dell’ignoranza sulla cultura.

Chi, vivendo in una piccola realtà, non ha mai osservato un tale teatrino che invita talvolta all’amarezza talvolta a un sorriso?

Se è vero che scrivere di quel che si conosce è il primo passo per scrivere bene, allora forse è altrettanto vero che leggere di ciò che si vive è il primo passo per appassionarsi alla lettura. È questo il caso del Caffè dei miracoli che con i suoi personaggi innesca nel lettore un processo automatico di identificazione.

Rossella Muratore

lunedì 16 maggio 2016

The Bookmark (8): "Solo bagaglio a mano" di Gabriele Romagnoli



Titolo: Solo bagaglio a mano
Autore: Gabriele Romagnoli
Pag. 96
Casa Editrice: Feltrinelli
Anno: 2015

Il testo è in dotazione alla Biblioteca Comunale di Pettineo.



«Sono stato al mio funerale e ho imparato qualcosa sulla vita. Poche cose, ma quando sono tornato al mondo, facendone tesoro, ho campato meglio».

 Di vita ce n’è soltanto una. Lascia intendere bene Gabriele Romagnoli nel breve ma illuminante libro sugli assalti del superfluo che non ci lasciano vivere davvero. In meno di 100 pagine il giornalista e scrittore raccoglie esperienze di vita proprie o altrui che dovrebbero portare ognuno di noi a riflettere più spesso sul modo in cui conduciamo la nostra esistenza. 

 Dovremmo vivere da protagonisti, e invece siamo soltanto spettatori della nostra vita, trasportati da mille ansie e paure, da mille progetti che ci sembrano necessari e che invece ci sottraggono l’unica cosa preziosa che potremmo sfruttare per essere felici: il tempo che ci è stato concesso.
Possedere, vincere, apparire non coincidono con “vivere”. Sono parole vuote, inutili al nostro andare in questo mondo.

Da stolti quali siamo, ci affanniamo al raggiungimento di mete che forse non ci occorre raggiungere; a cercare consensi di cui non abbiamo affatto bisogno; a coltivare la “conoscenza” di persone che prima o poi ci presenteranno il loro “torna-conto”. Ci carichiamo di pesi che ostacolano il nostro cammino.

Conducendo un curioso “esperimento di morte” dal potere rivelatorio nel sud della Corea, e passando in rassegna anche alcuni episodi della sua vita, lo scrittore ci racconta, in modo semplice e diretto, quanto ci si sacrifichi ogni giorno per uniformarsi al “sentire comune”, quanto inutilmente ci si affligga per la conquista di una felicità preincartata.

La vita è un viaggio. Si parte. Non si sa bene quando il viaggio terminerà, ma si è certi che terminerà. Occorre solo scegliere cosa si vorrà portare con sé, il tipo di bagaglio.
Come vorremmo che fosse? Pesante? Ingombro dei macigni del passato e delle ansie del futuro? Oppure leggero, essenziale come essenziale dovrebbe essere il bagaglio di chi vuol viaggiare per godersi veramente il viaggio? A noi la scelta. A noi tocca liberarci del superfluo.



Rossella Muratore

sabato 9 gennaio 2016

Si è svolto il terzo appuntamento di Pettineo-Lauree!

Domenica 3 gennaio, presso la Sala consiliare del Comune di Pettineo, si è tenuto il terzo appuntamento del nostro progetto “PETTINEO-LAUREE”. 

La variegata platea presente ha avuto modo di conoscere ed appassionarsi alle tematiche trattate dalle due tesi di laurea presentate dai rispettivi autori in maniera eccellente.

Salvatore Princiotto
I partecipanti sono stati dapprima affascinati dalle luci e le immagini legate al tema dell'exhibition design, trattato dal dott. Salvatore Princiotto, che ha presentato la sua tesi sulle moderne tecniche del video-mapping, trascinandoci in un'atmosfera quasi avveniristica, ma al contempo attuale e realizzabile al livello territoriale. Oltre a descrivere gli aspetti tecnici di questo nuovo ambito della grafica artistica e dell'architettura visiva, la tesi del dott. Princiotto si basa infatti sull'ideazione di un progetto di video-mapping appositamente pensato e materialmente realizzabile per (e sul)l'opera di Mauro Staccioli “Piramide - 38° Parallelo”, nota per essere l’ultima, in ordine cronologico, del parco monumentale di Fiumara d’Arte.  
Seppure gli effetti di questa tecnica non siano permanenti, ma necessitano anzi di potenti e costose
Video-mapping su modello in scala della piramide.
attrezzature per la loro creazione, è risultato comunque sbalorditivo prendere consapevolezza di ciò che 
è possibile realizzare con l'ausilio di un PC e di un proiettore, congiuntamente alla professionalità ed alla competenza di chi si dedica a queste attività, ovviamente.   






Anna La Rosa
Successivamente l'uditorio è stato catapultato in una realtà, fino ad allora sconosciuta ai più, qual è quella di Nomadelfia, una comunità di cattolici praticanti che cercano di vivere secondo uno stile di vita ispirato a quanto riportato nel Vangelo e negli Atti degli Apostoli. 

L’elaborato della dott.sa La Rosa, che ha affrontato l'aspetto pedagogico di questa Comunità, ha dato subito spunto ad un acceso dibattito su tematiche come: la formazione dei bambini in una realtà nella quale si vive senza le inutili distrazioni della moderna società improntata al consumismo ed all’egoismo sfrenato (ma anche senza giocattoli, cartoni animati, favole, fate e folletti..); le capacità di resistenza di una simile “oasi” alle pressioni ed alle tentazioni provenienti dall’esterno; lo stato d’animo ed i desideri di adolescenti e giovani che vi abitano e l’eventuale capacità di “noi esterni” di rinunciare alle nostre comodità ed ai
Posizione di Nomadelfia (GR)
nostri bisogni terreni (sempre di più e sempre nuovi) per sposare una filosofia di vita ispirata alla fratellanza ed alla condivisione, come quella che Don Zeno – ideatore e fondatore di Nomadelfia, nel 1947 – volle porre alla base della sua Comunità.

Si tratta di due tesi tanto diverse nei contenuti, quanto simili nel livello di interesse suscitato, che confermano la validità e lo scopo formativo e di divulgazione della Cultura del Progetto della nostra Associazione.

Alla fine del dibattito, come nei precedenti appuntamenti, le due tesi sono state donate alla Biblioteca Comunale ed è dunque già possibile consultarle lì, assieme alle altre tesi donate finora.


R. Muratore riceve la tesi di Salvo
per conto della Biblioteca comunale
R. Muratore riceve la tesi di Anna 
per conto della Biblioteca comunale
 *Le foto di questo e/o degli altri appuntamenti, finora tenutisi, sono visionabili in slideshow nella colonna di sinistra di questo blog, o direttamente sulla nostra pagina Picasa, cliccando qui.                                           

giovedì 7 gennaio 2016

The Bookmark (7): "Babbo Natale è strunz", AA.VV.



Titolo: Babbo Natale è strunz
Autore: AA.VV.
Pag. 252
Casa Editrice: 80144
Anno: 2010






Finite le feste, si tirano le somme. Il bilancio è inevitabile, e ognuno fa le proprie valutazioni. È stato un Natale migliore o peggiore dei precedenti? Abbiamo ottenuto ciò che speravamo dalle feste o ne siamo rimasti delusi? Eravamo felici o infelici? Soli o in compagnia? Siamo stati costretti a smaltire in silenzio o in lacrime un dolore?

Il Natale è una ricorrenza così universale che persino la narrativa è riuscita a trarne dei profili “festivi”, familiari e individuali, in cui ognuno di noi può riconoscersi.

È il caso della raccolta di racconti, di qualche anno fa, che vi propongo di leggere, e che si presenta al lettore con un titolo divertente e che suggerisce già un po’ l’esito del nostro personale bilancio: Babbo Natale è strunz.

I quindici racconti trovano nel contesto delle festività natalizie il pretesto per trattare temi che riguardano la quotidianità, e che spesso stridono con l’atmosfera tutta “luci, pace e amore” di un periodo dell’anno in cui forse ad aumentare non è la nostra bontà ma la nostra ipocrisia. 

A questo scopo quindi, trovano posto in questa raccolta: solitudine, violenza, droga, inganni, omosessualità e società, superficialità, ribellione agli schemi imposti e all’immobilismo umano, ecologia, talvolta narrati in tono drammatico, talvolta in tono più leggero e giocoso. 

Con uno stile e un linguaggio semplici, che ricordano in alcuni casi un ritmo quasi teatrale, gli autori immettono il lettore nell’atmosfera rassicurante ma un po’ soffocante, a volte, della famiglia; in quella dei grandi centri commerciali, dove, in barba al ritrito: «è Natale, siamo tutti più buoni», si consumano cattiverie e scortesie; in quella di strani presepi dove i personaggi si animano ribellandosi al loro status di statuette e nulla più.

La lettura è piacevole e divertente ma allo stesso tempo invita a un confronto con la realtà e alla riflessione.

Eccovi di seguito i titoli:

-Finalmente è Natale,  Roberto Pellico;
-Babbo natale è strunz, Ferdinando Esposito;
- D’inganni non si dorme,  Mario Pistacchio;
-La forma della castagnola, Mattia Frasca;
-Nat, Ivan Polidoro;
-Mistero della Fede, Nicola Ingenito;
-Le corna di Natale, Nadia Terranova;
-Natale in casa Cipolla, Stof;
-Babbo Natale non esiste, Michele Carenino;
-Come un granello di senape, Fabrizio Gabrielli;
-L’apprendistato degli agnolotti, Euro Carello;
-L’agguato, Mirko Sabatino;
-Quello che voglio per Natale è immorale, Raffaella R. Ferré;
-Lo straniero, Michele De Caro;
-L’abete austriaco, Monica Mazzitelli-Andrea Cimenti.


Rossella Muratore

martedì 3 novembre 2015

The Bookmark (6): "La dea delle piccole vittorie" di Yannick Grannec

                                                                                   Titolo: La dea delle piccole vittorie
Autore: Yannick Grannec
Pag. 400
Casa editrice: Longanesi
Luogo di pubblicazione: Milano
Anno: 2014

Il romanzo è in dotazione alla Biblioteca Comunale di Pettineo.






Princeton. Anna è un’archivista e sta svolgendo una missione alquanto ardua, tentare di convincere Adele, la vedova del matematico Kurt Gödel (membro permanente dell’Institute for advanced study di Princeton e dell’Association for symbolic logic) perché doni all'Istituto i manoscritti del marito morto due anni prima.

Il suo arrivo alla casa di riposo in cui soggiorna Adele non lascia presagire un risultato positivo. L’anziana signora, lungi dall'essere docile come Anna si era aspettata, si rivela un vero osso duro. Sarcastica e senza peli sulla lingua, Adele non sembra affatto disposta a cedere; inoltre sembra aver capito al volo Anna; con tutta probabilità si rivede in lei.

Passato e presente si alternano nella narrazione mostrando ora la storia d’amore tra Adele la ballerina piena di speranza e il giovane Gödel, ora la vita solitaria di Anna, anche lei in qualche modo scottata dalla sua relazione sentimentale con Leonard uno studioso di Princeton. Ma è il racconto dell’anziana protagonista vissuta accanto a un uomo la cui genialità ha reso difficile perfino i più insignificanti gesti della quotidianità, a catturare l’attenzione del lettore. Le cene con matematici e fisici, incluso Albert Einstein, l’unico tra loro che riesca quasi a rendere sopportabili ad Adele quei convegni a base di genialità e manie, sono gli unici intervalli nella solitudine della donna.

Amore e Genialità danzano sulle note di questa narrazione ma mai all'unisono. Appaiono quasi come due giganti che lottano nell'arena della vita, una vita che a causa di quella lotta non hanno mai vissuto.

Tra finzione e fatto storico, come ella stessa ammette, in un arco temporale dagli anni ’30 fino all'avvento delle armi nucleari, la scrittrice Yannick Grannec realizza un romanzo che fa pensare al film di Ron Howard, A beautiful mind, dedicato al matematico premio Nobel John Nash, divenuto il simbolo di quella genialità alienante che fagocita l’esistenza del genio e produce paure immotivate e solitudine, rendendo la vita a stento sopportabile a chi, per amore, ne accetta i drammi.

Diversi i personaggi, certo, ma col comune denominatore di una intelligenza a cui ognuno di essi ha sacrificato la propria vita portandola al massimo, come si porterebbe un’auto sportiva; spingendola al limite, quel limite superato il quale l’individuo “implode”.


Rossella Muratore

mercoledì 14 ottobre 2015

Pettineo-Lauree. La cultura a portata di tutti.

Prosegue l’iniziativa Pettineo-Lauree, ideata dall’associazione culturale Dialogos di Pettineo e accolta con entusiasmo dall’Amministrazione Comunale, che ha concesso il suo gratuito patrocinio.

Ad oggi si sono svolti i primi due incontri. 
Da sinistra: Rossella Muratore, Antonio Presti, Antonino
Pappalardo, Sebastiano Di Francesca e Giuseppe Liberti (Sindaco)
Durante il primo, avvenuto il giorno 1 Agosto presso l’Aula consiliare della casa comunale e che ha visto la graditissima partecipazione del mecenate Antonio Presti, sono state presentate e donate due tesi: 
quella della dott.ssa Rossella Muratore sull'uso dei generi letterari nell'ambito della letteratura inglese moderna e contemporanea, come mezzo di denuncia dello schiavismo e del colonialismo, e quella del dott. Antonino Pappalardo sulle possibilità di fruizione del Museo Domestico pettinese, nato dalla storica manifestazione "1 km di tela" e realtà artistica unica nel suo genere.
Da sinistra: Sebastiano Di Francesca,
Rossella Muratore (addetta Biblioteca Com.le),
Salvatore Lipari e Mariangela Russo (Assessore Istruzione)
Il secondo incontro si è svolto sabato 10 Ottobre ed ha visto la presentazione e donazione della tesi del dott. Salvatore Lipari, che ha intrattenuto gli intervenuti con una entusiasta dissertazione su Massimo Bontempelli, illustre intellettuale vissuto a cavallo tra le due guerre mondiali, e la sua esperienza alla direzione della rivista “900”.

«Pettineo-Lauree – spiega il presidente dell’associazione Sebastiano Di Francesca – ha il duplice scopo di creare i presupposti di un confronto culturale, valorizzando gli elaborati di laurea dei giovani e meno giovani titolati di Pettineo e, allo stesso tempo quello di incrementare, con la donazione degli stessi, da un lato, il patrimonio bibliografico della nostra Biblioteca Comunale e, dall'altro, il patrimonio culturale che intendiamo lasciare alle generazioni future. Abbiamo fatto nostra la massima di Hans Georg Gadamer “La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande”, ed eccoci qui a cercare di diffondere l’idea che la cultura diventa un esercizio sterile se non può essere alla portata di tutti».

Certamente si tratta di occasioni che hanno il merito di presentare argomenti anche molto specifici e/o poco conosciuti  al pubblico più ampio; il merito di cercare di diffondere l’idea che la cultura non è materiale riservato esclusivamente agli “addetti ai lavori”, ma che è un bene prezioso, necessario ad ampliare gli orizzonti di chi ha occhi per guardare e orecchie per sentire: in breve, di tutti.


Rossella Muratore

venerdì 11 settembre 2015

The Bookmark (5): "Mi sa che fuori è primavera" di Concita De Gregorio



Titolo:   Mi sa che fuori è primavera

Autore: Concita De Gregorio
Pag. 122
Casa Editrice: Feltrinelli
Luogo di pubblicazione: Milano
Anno:
 2015






Per essere felici non ci vuole tanto.
Per essere felici non ci vuole quasi niente.
Niente, comunque, che non sia già dentro di noi



Come si sopravvive in seguito alla scomparsa di un figlio?
In che modo una madre, come la protagonista di questo romanzo, può trovare la forza per andare avanti, sapendo che le sue bambine le sono state sottratte, uccise dal loro stesso padre nell'ennesimo ed eclatante atto di violenza nei suoi confronti?

A partire dalla vicenda delle gemelline svizzere, Alessia e Livia, scomparse qualche anno fa, Concita De Gregorio ripercorre, attraverso un’impostazione forse un po’ insolita per un romanzo che parla di un caso di cronaca, il cammino di una madre, Irina, alla ricerca della verità.

L’autrice offre, attraverso l’assetto scelto per la sua narrazione, ampio spazio alla riflessione:
La violenza psicologica ha un impatto devastante sulla persona che la subisce, pur non rimanendone lesa nel corpo, e dovrebbe essere considerata un grave campanello d’allarme di certe nefaste conseguenze;
I media non potranno che avere il ruolo di sconcertanti fabbriche di dolore, ma di un dolore “freddo”, incapace di bruciare mai veramente;
Esiste una possibilità di felicità in seguito a un dolore così grande, come la sparizione di un figlio (in questo caso due), per il genitore che ne subisce la perdita? E se sì, come potrà percepire la bigotta società in cui viviamo la ricerca di quel minimo di felicità necessaria a non morire nell’angoscia del “perché” e del “dove”?


Rossella Muratore

venerdì 10 luglio 2015

The Bookmark (4): "La dama e l’unicorno" di Tracy Chevalier



Titolo:   La dama e l’unicorno 

Autore: Tracy Chevalier
Pag. 286
Casa Editrice: Beat
Luogo di pubblicazione: Milano
Anno:
2014








Non so voi, ma non sempre preferisco leggere le ultime uscite. Spesso in libreria, una quarta di copertina o un risvolto mi convincono a compiere qualche passo indietro. È stato il caso di questo romanzo che mi ha riportata alla fine del XV secolo e che è stato pubblicato in Italia nel 2003, per la prima volta da Neri Pozza.

Nicholas Des Innocents è un pittore miniaturista a cui un parvenu parigino, Jean Le Viste, entrato nelle grazie del sovrano di Francia, commissiona delle pitture per un ciclo di arazzi, che rappresentino la battaglia di Nancy. Ma il pittore, ispirato da una storiella con cui è riuscito a ottenere i favori di tante giovani a servizio di nobili famiglie, ed essendosi invaghito di Claude Le Viste, figlia del committente, convince quest’ultimo a ripiegare sulla rappresentazione della conquista del mitico unicorno da parte di una nobildonna. I simboli della seduzione, della gioventù e dell’amore in luogo di una fiera battaglia.

La frivolezza dell’idea di Nicholas Des Innocents legata al suo stile di vita godereccio e la paziente e competente attività artigianale dei tessitori di Bruxelles, a quell’epoca capitale dell’arazzeria europea, ben si contrappongono nella narrazione, mentre gli arazzi, giorno dopo giorno, prendono forma e colore sotto le mani esperte dei tessitori. Come farfalle in un bozzolo, solo alla fine del lavoro si mostreranno agli occhi di artigiani e committenti in tutto il loro splendore.

Tra realtà e finzione, in una giostra di personaggi che ambiscono chi al potere, chi al denaro, chi all’amore di fanciulle pronte a sbocciare, i veri protagonisti sono le allegorie di un ciclo di splendidi arazzi, che raccontano i termini dell’intera vicenda e le cui origini restano ancora un mistero.


Rossella Muratore

sabato 27 giugno 2015

UNA PISTOLA CHE PUNTA DRITTO AL CUORE...PER SALVARLO! - di Carmelo Giglio




Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora la principale causa di morte nel nostro paese, essendo responsabili del 44% di tutti i decessi. Chi sopravvive a un attacco cardiaco diventa un malato cronico. La malattia modifica la qualità della vita e comporta notevoli costi economici per la società. In Italia la prevalenza di cittadini affetti da invalidità cardiovascolare è pari al 4,4 per mille (dati Istat). Il 23,5% della spesa farmaceutica italiana (pari all'1,34 del prodotto interno lordo), è destinata a farmaci per il sistema cardiovascolare (Relazione sullo stato di salute del Paese, 2000). 
È stata utilizzata per la prima volta in Italia a Bologna giorno 15/12/2011 la "pistola salva cuore", un dispositivo inventato negli Stati Uniti che consente di inserire rapidamente un condotto dal ventricolo sinistro all’aorta discendente, bypassando la valvola aortica malata. A essere operata, al Policlinico S. Orsola-Malpighi, è stata una paziente di 86 anni affetta da stenosi aortica critica per la quale, senza l’innovativa terapia, sarebbe stato difficile ricorrere a una procedura classica con un intervento di sostituzione valvolare che, generalmente, dura circa 3-4 ore: attraverso l’uso di questo nuovo "applicatore" e di un condotto provvisto di una valvola biologica, invece, l’operazione è durata meno di 2 ore. La paziente, spiegano i medici, è stata la sedicesima persona al mondo a sottoporsi a questa tecnica, ora sta bene ed è tornata a casa. L’innovazione consente di trattare una fascia di pazienti precedentemente non avviabili all’intervento classico e determina un’economia di costi complessivi per la struttura di circa il 30%. Infatti l’intervento si svolge a cuore battente, cioè senza l’ausilio della circolazione extra corporea, con un impatto di anestesia generale limitato (2 ore contro le usuali 3-4 ore) e con ridottissimi sanguinamenti, ed è possibile effettuarlo su pazienti che presentano controindicazioni alle tecniche standard, come ad esempio il rischio di stress renali. 
Ecco come funziona la pistola. Il condotto che unisce il cuore all’aorta discendente viene inserito nella “pistola salva cuore” e viene legato all’apice del ventricolo sinistro. La parete del cuore viene bucata con la “pistola” che contestualmente inserisce il condotto nel ventricolo sinistro. Per evitare sanguinamenti, la pistola è dotata di un palloncino che “tappa” il foro praticato nella parete cardiaca. La “pistola” viene estratta lasciando in sede il condotto. 
Al termine dell’intervento, il ventricolo sinistro è collegato direttamente in aorta discendente, bypassando la valvola aortica malata. Tra il 60 e il 70% del flusso sanguigno passa dal nuovo condotto. Le patologie aortiche sono purtroppo in continuo aumento e pertanto è necessario che questo tipo di tecnologia prenda piede anche nel nostro paese.


Carmelo Giglio*


*Ventenne pettinese iscritto al corso in Infermieristica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Milano.

venerdì 5 giugno 2015

The Bookmark (3): "Nel caffè della gioventù perduta" di Patrick Modiano




Titolo: Nel caffè della gioventù perduta
Autore: Patrick Modiano
Pag. 128
Casa editrice: Einaudi
Anno: 2010


Il libro è in dotazione alla Biblioteca Comunale di Pettineo








Accingendosi a leggere un premio Nobel per la letteratura, ci si autoconvince che si verrà messi a parte della vicenda di personaggi memorabili, di eroi ed eroine impegnati in epiche battaglie per la salvaguardia di ideali universali. Lʼimpressione invece che si trae dalla scrittura scarna ma mai banale di Patrick Modiano è che l’autore sia interessato a figure assimilabili più ad antieroi; individui senza un retaggio solido e rassicurante, come nella più comune tradizione sociale; individui di passaggio che non sanno e non vogliono ancorarsi a nulla e a nessuno; figure di viandanti con una dimensione interiore sospesa e tesa alla fuga.

Gli unici punti fermi del romanzo e della società descritta da Modiano sono la precisione topografica dei luoghi di Parigi e il Condé, il caffè in cui letterati e studenti si fermano ma solo temporaneamente fino a notte fonda e senza un programma di vita definito.

Tra tutti questi mancati eroi, lʼautore, che compare nella narrazione attraverso il suo alterego Roland, concentra la sua attenzione su un personaggio femminile: Louki. Una donna affascinante da cui da subito viene attratto, e il cui mistero suscita curiosità in questa schiera di intellettuali la cui vita resta quasi sospesa nel presente.

Chi è Louki? Il passato, il presente e ancora più il futuro di questa donna fluttuano nell’incertezza. Abbandonato il tetto coniugale, sembra essere evaporata ed è per questo che il marito assume un investigatore privato che si occupi di cercarla. Una volta trovata, però, lʼinvestigatore decide di lasciarla andare. Forse più di tutti, lʼuomo ha compreso che la fuga è la condizione che meglio si addice alla donna.

Quale sarà il suo destino, se lʼunico modo di restare fuori dal tempo altro non è che abbracciare la morte? E quello di Roland che insieme a lei ha conosciuto momenti di felicità in quelle che definisce “zone neutre”?

Parigi è il palco su cui vanno in scena gli stralci di vita dei personaggi di Modiano, in luoghi precisi della città descritti con dovizia di particolari, una caratteristica distintiva dell’autore. E tuttavia la città è proprio la grande “assente” del romanzo: non accoglie né scaccia; semplicemente si limita a registrare il passaggio di queste incerte figure che ricercano nella precarietà di alberghi ammobiliati il rifugio dagli assalti del tempo.


Rossella Muratore




http://www.panorama.it/cultura/libri/modiano-vinto-premio-nobel-per-letteratura-2014/