venerdì 11 settembre 2015

The Bookmark (5): "Mi sa che fuori è primavera" di Concita De Gregorio



Titolo:   Mi sa che fuori è primavera

Autore: Concita De Gregorio
Pag. 122
Casa Editrice: Feltrinelli
Luogo di pubblicazione: Milano
Anno:
 2015






Per essere felici non ci vuole tanto.
Per essere felici non ci vuole quasi niente.
Niente, comunque, che non sia già dentro di noi



Come si sopravvive in seguito alla scomparsa di un figlio?
In che modo una madre, come la protagonista di questo romanzo, può trovare la forza per andare avanti, sapendo che le sue bambine le sono state sottratte, uccise dal loro stesso padre nell'ennesimo ed eclatante atto di violenza nei suoi confronti?

A partire dalla vicenda delle gemelline svizzere, Alessia e Livia, scomparse qualche anno fa, Concita De Gregorio ripercorre, attraverso un’impostazione forse un po’ insolita per un romanzo che parla di un caso di cronaca, il cammino di una madre, Irina, alla ricerca della verità.

L’autrice offre, attraverso l’assetto scelto per la sua narrazione, ampio spazio alla riflessione:
La violenza psicologica ha un impatto devastante sulla persona che la subisce, pur non rimanendone lesa nel corpo, e dovrebbe essere considerata un grave campanello d’allarme di certe nefaste conseguenze;
I media non potranno che avere il ruolo di sconcertanti fabbriche di dolore, ma di un dolore “freddo”, incapace di bruciare mai veramente;
Esiste una possibilità di felicità in seguito a un dolore così grande, come la sparizione di un figlio (in questo caso due), per il genitore che ne subisce la perdita? E se sì, come potrà percepire la bigotta società in cui viviamo la ricerca di quel minimo di felicità necessaria a non morire nell’angoscia del “perché” e del “dove”?


Rossella Muratore

venerdì 10 luglio 2015

The Bookmark (4): "La dama e l’unicorno" di Tracy Chevalier



Titolo:   La dama e l’unicorno 

Autore: Tracy Chevalier
Pag. 286
Casa Editrice: Beat
Luogo di pubblicazione: Milano
Anno:
2014








Non so voi, ma non sempre preferisco leggere le ultime uscite. Spesso in libreria, una quarta di copertina o un risvolto mi convincono a compiere qualche passo indietro. È stato il caso di questo romanzo che mi ha riportata alla fine del XV secolo e che è stato pubblicato in Italia nel 2003, per la prima volta da Neri Pozza.

Nicholas Des Innocents è un pittore miniaturista a cui un parvenu parigino, Jean Le Viste, entrato nelle grazie del sovrano di Francia, commissiona delle pitture per un ciclo di arazzi, che rappresentino la battaglia di Nancy. Ma il pittore, ispirato da una storiella con cui è riuscito a ottenere i favori di tante giovani a servizio di nobili famiglie, ed essendosi invaghito di Claude Le Viste, figlia del committente, convince quest’ultimo a ripiegare sulla rappresentazione della conquista del mitico unicorno da parte di una nobildonna. I simboli della seduzione, della gioventù e dell’amore in luogo di una fiera battaglia.

La frivolezza dell’idea di Nicholas Des Innocents legata al suo stile di vita godereccio e la paziente e competente attività artigianale dei tessitori di Bruxelles, a quell’epoca capitale dell’arazzeria europea, ben si contrappongono nella narrazione, mentre gli arazzi, giorno dopo giorno, prendono forma e colore sotto le mani esperte dei tessitori. Come farfalle in un bozzolo, solo alla fine del lavoro si mostreranno agli occhi di artigiani e committenti in tutto il loro splendore.

Tra realtà e finzione, in una giostra di personaggi che ambiscono chi al potere, chi al denaro, chi all’amore di fanciulle pronte a sbocciare, i veri protagonisti sono le allegorie di un ciclo di splendidi arazzi, che raccontano i termini dell’intera vicenda e le cui origini restano ancora un mistero.


Rossella Muratore

sabato 27 giugno 2015

UNA PISTOLA CHE PUNTA DRITTO AL CUORE...PER SALVARLO! - di Carmelo Giglio




Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora la principale causa di morte nel nostro paese, essendo responsabili del 44% di tutti i decessi. Chi sopravvive a un attacco cardiaco diventa un malato cronico. La malattia modifica la qualità della vita e comporta notevoli costi economici per la società. In Italia la prevalenza di cittadini affetti da invalidità cardiovascolare è pari al 4,4 per mille (dati Istat). Il 23,5% della spesa farmaceutica italiana (pari all'1,34 del prodotto interno lordo), è destinata a farmaci per il sistema cardiovascolare (Relazione sullo stato di salute del Paese, 2000). 
È stata utilizzata per la prima volta in Italia a Bologna giorno 15/12/2011 la "pistola salva cuore", un dispositivo inventato negli Stati Uniti che consente di inserire rapidamente un condotto dal ventricolo sinistro all’aorta discendente, bypassando la valvola aortica malata. A essere operata, al Policlinico S. Orsola-Malpighi, è stata una paziente di 86 anni affetta da stenosi aortica critica per la quale, senza l’innovativa terapia, sarebbe stato difficile ricorrere a una procedura classica con un intervento di sostituzione valvolare che, generalmente, dura circa 3-4 ore: attraverso l’uso di questo nuovo "applicatore" e di un condotto provvisto di una valvola biologica, invece, l’operazione è durata meno di 2 ore. La paziente, spiegano i medici, è stata la sedicesima persona al mondo a sottoporsi a questa tecnica, ora sta bene ed è tornata a casa. L’innovazione consente di trattare una fascia di pazienti precedentemente non avviabili all’intervento classico e determina un’economia di costi complessivi per la struttura di circa il 30%. Infatti l’intervento si svolge a cuore battente, cioè senza l’ausilio della circolazione extra corporea, con un impatto di anestesia generale limitato (2 ore contro le usuali 3-4 ore) e con ridottissimi sanguinamenti, ed è possibile effettuarlo su pazienti che presentano controindicazioni alle tecniche standard, come ad esempio il rischio di stress renali. 
Ecco come funziona la pistola. Il condotto che unisce il cuore all’aorta discendente viene inserito nella “pistola salva cuore” e viene legato all’apice del ventricolo sinistro. La parete del cuore viene bucata con la “pistola” che contestualmente inserisce il condotto nel ventricolo sinistro. Per evitare sanguinamenti, la pistola è dotata di un palloncino che “tappa” il foro praticato nella parete cardiaca. La “pistola” viene estratta lasciando in sede il condotto. 
Al termine dell’intervento, il ventricolo sinistro è collegato direttamente in aorta discendente, bypassando la valvola aortica malata. Tra il 60 e il 70% del flusso sanguigno passa dal nuovo condotto. Le patologie aortiche sono purtroppo in continuo aumento e pertanto è necessario che questo tipo di tecnologia prenda piede anche nel nostro paese.


Carmelo Giglio*


*Ventenne pettinese iscritto al corso in Infermieristica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Milano.

venerdì 5 giugno 2015

The Bookmark (3): "Nel caffè della gioventù perduta" di Patrick Modiano




Titolo: Nel caffè della gioventù perduta
Autore: Patrick Modiano
Pag. 128
Casa editrice: Einaudi
Anno: 2010


Il libro è in dotazione alla Biblioteca Comunale di Pettineo








Accingendosi a leggere un premio Nobel per la letteratura, ci si autoconvince che si verrà messi a parte della vicenda di personaggi memorabili, di eroi ed eroine impegnati in epiche battaglie per la salvaguardia di ideali universali. Lʼimpressione invece che si trae dalla scrittura scarna ma mai banale di Patrick Modiano è che l’autore sia interessato a figure assimilabili più ad antieroi; individui senza un retaggio solido e rassicurante, come nella più comune tradizione sociale; individui di passaggio che non sanno e non vogliono ancorarsi a nulla e a nessuno; figure di viandanti con una dimensione interiore sospesa e tesa alla fuga.

Gli unici punti fermi del romanzo e della società descritta da Modiano sono la precisione topografica dei luoghi di Parigi e il Condé, il caffè in cui letterati e studenti si fermano ma solo temporaneamente fino a notte fonda e senza un programma di vita definito.

Tra tutti questi mancati eroi, lʼautore, che compare nella narrazione attraverso il suo alterego Roland, concentra la sua attenzione su un personaggio femminile: Louki. Una donna affascinante da cui da subito viene attratto, e il cui mistero suscita curiosità in questa schiera di intellettuali la cui vita resta quasi sospesa nel presente.

Chi è Louki? Il passato, il presente e ancora più il futuro di questa donna fluttuano nell’incertezza. Abbandonato il tetto coniugale, sembra essere evaporata ed è per questo che il marito assume un investigatore privato che si occupi di cercarla. Una volta trovata, però, lʼinvestigatore decide di lasciarla andare. Forse più di tutti, lʼuomo ha compreso che la fuga è la condizione che meglio si addice alla donna.

Quale sarà il suo destino, se lʼunico modo di restare fuori dal tempo altro non è che abbracciare la morte? E quello di Roland che insieme a lei ha conosciuto momenti di felicità in quelle che definisce “zone neutre”?

Parigi è il palco su cui vanno in scena gli stralci di vita dei personaggi di Modiano, in luoghi precisi della città descritti con dovizia di particolari, una caratteristica distintiva dell’autore. E tuttavia la città è proprio la grande “assente” del romanzo: non accoglie né scaccia; semplicemente si limita a registrare il passaggio di queste incerte figure che ricercano nella precarietà di alberghi ammobiliati il rifugio dagli assalti del tempo.


Rossella Muratore




http://www.panorama.it/cultura/libri/modiano-vinto-premio-nobel-per-letteratura-2014/